>>Biografia
1981 Nasce a Bolzano
1992-1999 Studia all'Istituto Musicale 'A. Vivaldi' di Bolzano
1995-1999 Frequenta i Licei Scientifici 'E. Torricelli' di Bolzano e 'L. Da Vinci' di Trento
2000-2006 Frequenta l'Accademia di Belle Arti 'G.B. Cignaroli' di Verona, laurea con 110 e Lode
2003-2005 Collabora con il Teatro Nuovo/Teatro Stabile di Verona
2003-2006 Tutor e collaboratore per l'Accademia di Belle Arti Cignaroli
2004 Collabora con Innocente
2004-2005 Collabora con la Compagnia Sisina Augusta
2005-2006 Docente di Ruolo presso la Scuola Waldorf di Verona
2006-2011 Membro della Commissione Arte Sacra - Ufficio Beni Culturali di Verona
Dal 2004 Responsabile storico artistico per il Comitato Albrecht Dürer Weg e Via Claudia Augusta
Dal 2007 Direttore del CRAM - Centro Ricerca Artistica Mezzocorona
2008 Docente presso l'Accademia di Belle Arti G.B. Cignaroli e Scuola Brenzoni di Verona, corso libero di fotografia digitale 'impronte digitali'
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Il problema della sensibilità
La codifica del messaggio relativo ad un'immagine, nello specifico ad un'opera d'arte, passa attraverso una serie di considerazioni mutuate dal milieu culturale e sociale, spesso critico, in cui l'osservatore è inserito. Ma è sempre così? O meglio, deve essere sempre così? Quando l'osservatore può dirsi veramente libero nel giudizio? E' vero che il sistema dell'arte porta con sé una serie di costrizioni e coercizioni che impediscono all'artista prima e al fruitore poi di sentirsi libero di esprimere ciò che sente? Qui non si sta parlando di chi, a causa di una propria mancanza d'intelligenza, ossìa della capacità di leggere attraverso le cose, venga escluso dal suddetto sistema, e che per questo veda come truffatore e marcio tutto l'insieme di critici, curatori, gallerie, esposizioni e fiere. Stiamo prendendo in considerazione l'elemento della sensibilità. Con questo termine intendiamo innanzitutto la capacità di ascolto sinestetico che un artista deve possedere. Il comprendere, il carpire elementi in una maniera differente dalla massa. Ma allora chiunque può essere un artista? Ci ricongiungiamo alla questione precedente: ci vuole intelligenza. Per capire e poi per trasmettere un'idea, una forma, un concetto oppure, magari e d'estrema importanza, un simbolo. E questo non dipende dal sistema inteso come mercificazione e diffusione (per altro necessarie) dell'opera d'arte. Prima di essere artista si deve essere uomo. Bisogna cioè maturare e sviluppare nel proprio intimo una serie di doni che l'essere umano ha ricevuto. Per prima cosa la libertà. Nonostante anche questo tema sia stato più e più volte strumentalizzato, è buona cosa ribadirne l'importanza, proprio nel contemporaneo (e non mi riferisco solamente all'arte) dove per libertà viene spacciato il dovere esistenziale d'imporre un proprio sistema di pensiero a scapito di qualsiasi altro, adottando in questo modo un atteggiamento di (presunta) superiorità etica e morale. La libertà dell'essere umano prima e dell'artista poi, consiste nel poter pensare ed agire liberamente da tutto quel sistema di giudizi di convenienza a cui si viene sottoposti più o meno subdolamente giorno per giorno. Per sviluppare questa libertà è necessaria una forza d'animo non comune, che richiede (e ne sono convinto in massimo grado) un saldo legame spirituale.
L'artista è per me un tramite con l'elemento divino, ed in quanto tale possiede (ognuno secondo livelli diversi) l'inclinazione, ma anche il diritto ed il dovere di esprimere questo legame. Per questo non è necessario esprimersi esclusivamente in termini sacri o socialmente o politicamente impegnati. Questo è un punto importante del discorso. L'illusione dell'importanza assoluta della presa di posizione politica, sociale o religiosa di un artista ha raggiunto livelli di estremismo critico preoccupante. La sensibilità ad un'opera dovrebbe trasmettere al fruitore dell'opera stessa un messaggio che può e deve andare aldilà delle mere considerazioni politiche e simili. Un artista crea in primo luogo opere d'arte, le quali non vanno intese semplicemente come prodotto o merce, ma come condivisione di pensieri, idee, concetti, simboli e via dicendo. Per quanto riguarda il messaggio che un'opera deve trasmettere, è molto più semplice interpretare un concetto che un simbolo. Questo proprio a causa della diversità sintattica di espressione delle due misure, quella logico-concettuale e quella mitico-simbolica. Ciò non deve far pensare ad un elemento nostalgico che rimpiange in qualche misura le manifestazioni artistiche del passato. Evidente mente nel corso della storia l'arte ha attraversato vari passaggi: simbolici, descrittivi, concettuali e così via. Non possiamo dunque far finta che il tempo non sia passato, dobbiamo tenere in grande considerazione i mutamenti di pensiero e di azione all'interno della società e dell'arte. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di sostenere idee che alcuni (molti per la verità) considerano anacronistici o semplificanti. Si tratta di avere una profonda intelligenza, la sensibilità particolare per poter fare a meno delle mode critiche del momento, e di potersi esprimere liberamente.
L'artista è prima di tutto un uomo. E deve avere il coraggio di esserlo.
David Tomasi 2006
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